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I primi illustri bagnanti di Cattolica

Il fratello di Napoleone

ha inaugurato i bagni di mare

a Cattolica

 

Cattolica dalla prima metà dell’Ottocento è già una meta balneare conosciuta. E’ in quegli anni infatti l’’autorità di governo dispone il regolamento per l’uso dei bagni nella salvaguardia della pubblica decenza, attraverso le designazione di zone apposite, riservate agli uomini ed alle donne in maniera distinta. Questo denota che questa nuova attività inizia ad essere consistente e rilevante per l’economia cittadina.

Nel 1823 Cattolica decolla ufficialmente nell’immaginario collettivo dell’epoca come metà ambita, quando il primo ufficiale ed illustre bagnante sceglie la cittadina cattolichina come meta per i propri bagni di mare, preferendola alla già caotica Rimini. Si tratta di Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone. A metà Ottocento un altro evento che consacra Cattolica come meta di spicco, è la pubblicazione di un volume da parte del medico cattolichino Domenico Cervesi (1814-1874). In questo manuale Cervesi descrive Cattolica come la spiaggia ideale per le “cure dei bagni”  grazie alle sue caratteristiche di salubrità ottimali anche dal punto di vista medico/sanitario.

In quegli anni gli alberghi sono ancora pochissimi e gli unici già edificati ed operativi erano: La posta, Il Vapore e l’albergo Giammarchi. Era invece più comune da parte dei bagnanti l’affitto di camere che possidenti locali mettevano loro a disposizione. Tra queste famiglie che avevano la possibilità di dare in locazione queste camere si ricordano le famigli: Del Prete, Cervesi, Grandicelli, Ferri…

L’afflusso turistico aumenta di anno in anno dalla prima volta in cui Luciano Bonaparte si immerse per la prima volta nelle acque del mare di Cattolica e nel 1864 l’amministrazione provinciale fornì il primo quadro statistico di questo nuovo fenomeno turistico. Grazie anche al collegamento ferroviario, stava aumentando in maniera significativa in termini numerici la presenza turistica e relativi benefici sull’economia locale. Si segnala anche la presenza del Conte Saladino che a Cattolica aveva richiamato molti illustri medici e luminari della medicina romagnola, tra questi si ricordano: Aurelio Saffi a Cattolica nel 1871, Robusto Mori allievo di Maurizio Bufalini che nel 1860 era primario dell’Ospedale di Cesena che oggi prende il suo nome, Augusto Murri medico bolognese molto legato a Cattolica, tanto da diventarne sindaco nel 1896.

A partire dal 1893 e per le tre estati successive fra gli ospiti illustri, verrà a Cattolica anche il giovane Guglielmo Marconi per sperimentare e mettere in atto i propri esperimenti. E’ anche grazie ai suoi esperimenti svolti a Cattolica che a soli 20 anni realizzò un rilevatore di fulmini, ipotizzando di sostituire al fulmine un segnale prodotto da lui stesso. Riuscì con un impulso inviato con un tasto telegrafico, a far suonare un campanello posto a una certa distanza nella stessa stanza. Nel 1904 Marconi già affermato scienziato è in grado di attirare l’attenzione dei bagnanti sulla nostra cittadina balneare che viene scelta come una delle mete di mare più ambite. Marconi tornerà a Cattolica nel 1912 insieme ai suoi genitori, la sua presenza è documentata anche nel 1914 e nel settembre del 1918.

Tutt’ora è possibile ammirare la bellissima villa in stile Liberty in cui Marconi trascorreva le estati. L’edificio si affaccia, nelle parte del Lungomare Rasi Spinelli verso il Porto, su una delle più belle vedute di Cattolica sull’Adriatico e il suo splendido giardino favoleggia di serene scorribande estive quando il giovane Guglielmo vi soggiornava presso la dimora dello zio Luigi già elaborando alcuni importanti esperimenti che in seguito rivoluzioneranno il mondo della comunicazione. La villa, costruita all’inizio del 1880 ad opera di Giuseppe Majani, venne inaugurata nel 1888 e destinata a Letizia Majani, sposa di Luigi Marconi, zio di Guglielmo. Divenuta proprietà del Colonnello Stampacchia alla vigilia della Seconda Guerra mondiale, nel 1950 fu acquistata da Bruno Vanni da cui la ereditarono Brunella Venerandi e Maria Cristina Vanni.

Cattolica era una cittadina di pescatori legativi alle attività del mondo nautico e della pesca, grazie a questa nuova “attrazione” legata alle spiagge ed ai bagni di mare, stava diventando espandendosi diventando moderna e pionieristica in questa nuovo settore economico.

Questa modernità fu capace di attirare diverse personalità della politica e della cultura dell’epoca tra i quali: il giornalista, traduttore e critico d’arte Mario Praz, lo scrittore e critico teatrale Silvio D’Amico, la cantante lirica Conchita Supervia, l’autorevole esponente del partito socialista Nullo Baldini. Anche l’avviatore Italo Baldo era un frequentatore di Cattolica di cui esiste una documentazione dei suoi scali in idrovolante nei pressi della nostra costa.

Vasilij KandinskiJ trascorse una breve vacanza insieme alla moglie a Cattolica nel 1930.  Il grande pittore quell’anno era in Italia proveniente da Parigi e dopo la sosta adriatica era diretto a Venezia. Molto probabilmente da Cattolica Nina e Vasilij fecero delle escursioni e delle visite ad Urbino e a Ravenna.
Anche durante il brevissimo soggiorno sulle rive dell’Adriatico non mancò di prendere appunti preziosi : rimangono testimonianza di quel soggiorno due piccoli schizzi datati, uno dei quali ritrae, incantevole, la baia di Cattolica con lo sfondo del promontorio di Gabicce.

Un altro personaggio storico, che in pochi sanno, ma frequentò Cattolica fu Benito Mussolini. Secondo fonti documentate frequentò Cattolica sia durante il periodo socialista, che durante i primi anni del fascismo. Da studente a Forlimpopoli conobbe due compagni di scuola provenienti da Cattolica: Bruno Ballotta e Arturo Del Prete. Quest’ultimo era figlio del medico Aristide e della moglie Maria, primogenito del Dott. Domenica Cervesi (da cui oggi prende nome l’ospedale di Cattolica).

Molto probabilmente è in seguito alle amicizie di questi due cattolichini, che Mussolini predilesse Cattolica come meta delle proprie vacanze estive, tra le varie località della Riviera Romagnola. Nell’estate del 1901, l’anno in cui Mussolini conseguì il diploma magistrale, Arturo Del Prete invitò il compagno di scuola a trascorrere una breve vacanza al mare ospite della sua famiglia, nella loro casa di Cattolica. Secondo fonti storiche discordanti Mussolini si fermò a Cattolica per un periodo più o meno lungo. C’è chi ritiene che sia rimasto ospite della famiglia Del Prete solo per pochi giorni e chi invece ritiene che si sia fermato dall’agosto all’ottobre di quell’anno. Non si sa oggi con certezza quanto sia rimasto a Cattolica. A conferma della seconda tesi potrebbe esserci però un indizio, riguardante un sonetto che Mussolini compose sempre in quell’anno su invito dell’amico Artuto, dedicato ad un pescatore di Cattolica guarito per mano delle cure del Dott. Aristide. In questo sonetto si era firmato come Euno, ed era servito da tramite per poter ringraziare il medico da parte del pescatore che essendo analfabeta non sarebbe stato in grado di scrivere questo sonetto o dedica.

Lo stesso Mussolini ancora adolescente durante l’adunata per la festa di propaganda socialista presso il circolo Carl Marx, omaggiò la ricorrenza dell’anniversario di morte del socialista forlivese Alessandro Balducci, affermando di averlo conosciuto nel 1901, alla vigilia della sua partenza verso la famiglia Del

Prete e quindi verso Cattolica.

Dal suo primo soggiorno a Cattolica, passano poco più di dieci anni, quando da giovane socialista ci tornerà con la propria famiglia nel 1912. Nella lettera su carta intestata del quotidiano socialista “Avanti”, di cui era divenuto direttore nel dicembre del 1912, Mussolini il 22 giugno del 1913 scriveva a Guido Mancini chiedendogli di fermare per lui dal 10 al 31 agosto la stessa stanza dell’anno precedente in via Giordano Bruno N° 10. La proprietà dell’abitazione era all’epoca del falegname Romani, detto Rabàc. Nell’estate dello stesso anno secondo le testimonianze dell’epoca, Mussolini era solito passeggiare per le vie e sulla riva della spiaggia della cittadina cattolichina, insieme alla figlia Edda che all’epoca aveva tre anni.

Agli inizi di luglio in una successiva corrispondenza tramite posta indirizzata a Mancini, rettificava la volontà di allungare il periodo del suo soggiorno dal primo a agosto al primo settembre, nella camera con cucina, assicurando che avrebbe inviato l’acconto a metà mese.

Secondo la corrispondenza epistolare in cui compare la sua firma ed in base alla biografia scritta da Paolo Monelli, Mussolini tornò a Cattolica durante la stagione dei bagni per tutti gli anni successivi fino al 1914 compreso. Della permanenza dell’estate 1914 rimane un ricordo legato allo scoppio della Grande Guerra, narrato da Paolo Monelli: “un giornalista conterraneo, che ebbe molta confidenza con lui, Michele Campana, mi ha raccontato che quando ci fu l’attentato di Sarajevo (28 giugno 1914) lui e Mussolini erano in vacanza a Cattolica. Richiamati entrambi telegraficamente dai rispettivi giornali, si incontrarono alla stazione e attendendo il treno parlarono a lungo di quell’evento e delle possibili conseguenze”. Mussolini in quell’occasione camminava su e giù sotto la tettoia della stazione, vestito di nero, benchè fosse luglio e si picchiava continuamente i polpacci con bastoncino di canna d’India”.

Racconti orali affermano che nel 1925 un comitato cittadino di cattolichini, avesse avviato una sottoscrizione pubblica per donare Villa “Casa Bianca” al Duce. Questa iniziativa non si concretizzò e dal 1933 i Mussolini si trasferirono durante tutte le vacanze estive a Riccione in affitto presso Villa Margherita. Dal 1934 i Mussolini acquisteranno la villa, che diverràla residenza privata di famiglia durante le lunghe estati estive. Oggi la villa restituita ad una prospettiva storica è sede di attività legate alla storia, alla ricerca e alla documentazione sull’attività turistica della Riviera, ma anche sede di importati mostre fotografiche internazionali.