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Il pittore di Cattolica

Emilio Filippini

(1870 – 1938)

Ottenuto il diploma magistrale, si dedicò allo studio della pittura, trovando a Venezia, dove trascorse gli anni della giovinezza, il luogo ideale per la propria formazione. Qui conobbe il già affermato pittore Guglielmo Ciardi ed attraverso la sua arte fatta di rappresentazioni di paesaggi montani e lagunari bagnati da riflessi metallici, né ricava sicuramente ispirazione per la sua arte che poi trasferirà nei sui pastelli.

Tra il 1895 e il 1897 viene a contatto, tra Urbino e Roma, con le nuove correnti simboliste e divisioniste che lasciano qualche traccia nella sua opera.

Nelle opere giovanili sono maggiormente presentile tematiche sociali del lavoro e della vita quotidiana, da cui successivamente si allontanò per dedicarsi soprattutto al paesaggio, dipinto a pastello, con colori delicati e luminosi.

Forte delle esperienze venete e romane, Filippini fu in grado di restituire un’immagine meno stereotipata e bucolica della campagna romagnola: forse ancora lontana dal vero storico, ma certamente più intima e carica di suggestioni.

Nei paesaggi e nelle marine l’atmosfera è pacata, i colori si spargono vibranti nell’aria, le foglie, i rami e la superficie dell’acqua trasudano vapori luminosi e il mondo delle cose e delle persone sembra stanziarsi di luce.

Sporadica è la sua partecipazione a mostre collettive: Torino nel 1902, Ravenna nel 1904, Bologna nel 1928 e Padova nel 1939. A Cattolica invece partecipa con mostre personali nel 1929 e nel 1935 e nel 1925 a Rimini. Retrospettive gli sono state dedicate a Cattolica nel 1950 e nel 1980.