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La Linea Gotica e le foto di Robert Capa

LA STORIA

DELLA

MICIDIALE OPERA DIFENSIVA TEDESCA

Marco in visita al Gradara War Cemetery

Marco in visita al Gradara War Cemetery

 

<< Per ottenere immagini 

che abbiano la forza della verità

che hanno le foto di Capa,

non basta odiare la guerra, la morte;

bisogna amare intensamente,

disperatamente la vita >>.

FERDINANDO SCIANNA

Degli eventi avvenuti sulla Linea Gotica se ne parla veramente troppo poco e si tende a dimenticare quella che è stata una fase tra le più drammatiche del Secondo Conflitto Mondiale. Da romagnolo appassionato di storia mi sono voluto documentare, attraverso le letture e visitando i luoghi che in tutta la provincia di Rimini e non solo, testimoniano la ferocia e la devastazione che uomini di ogni età hanno prodotto gli uni ai danni degli altri. Intere città sono state cancellate, monumenti millenari disintegrati nel nulla, generazioni di ragazzi decimate e senza futuro. Questo è stato il frutto di una guerra che per perseguire ideali di conquista e di prevaricazione raziale perversi, ha portato il mondo a scontrarsi in un periodo storico considerato il più catastrofico della storia dell’umanità.

La linea Gotica fu un’articolata e poderosa opera difensiva dell’esercito tedesco, che dall’estate del 1944 alla primavera del 1945 cercò con ogni mezzo e immane sacrificio di uomini di fermare l’avanzata dell’esercito alleato di liberazione, che proveniente dal Sud Italia stava procedendo verso Nord per liberare la Pianura Padana e l’Italia intera.

Il nome Gotenlinie, Linea dei Goti fu coniato nel 1943, molto probabilmente da Hitler come richiamo alla valorosa popolazione dei germanica dei Goti. Fonti alleate confermano che il nome figurava in una cartina topografica rinvenuta l’anno successivo, nel giugno del 1944, nell’ex quartier generale tedesco sul Monte Soratte. Il nome in seguito alla sconfitta schiacciante subita dai tedeschi, lungo la Linea Gustav in modo particolare a Cassino, Hitler ai fini propagandistici, il 15 giugno del 1944 ordinò di cambiare il nome della Linea Gotica in Linea Verde 1. L’intento era quello di non dare l’idea al soldato tedesco di una linea rassicurante in cui trovare un sicuro riparo, mentre all’esercito avversario doveva comunicare che dopo la linea 1, ce ne fossero tante altre sempre più ostiche. L’esercito tedesco in ritirata e dopo aver già perso la guerra sul fronte africano, numericamente svantaggiato in termini di soldati e con armamenti, mezzi e risorse limitate rispetti agli alleati, con il feldmaresciallo Erwin Rommel valutò nel maggio del 1943, che l’unico modo per contrastare e resistere all’avanzata alleata e quindi difendere il Reich, fosse quella di costruire una difesa micidiale e impenetrabile lungo l’arco appenninico, capace di sbarrare l’accesso alla Pianura Padana.  Attraverso una difesa elastica in considerazione di un limitato impiego di truppe, l’idea era quella di sfruttare la conformazione geografica del luogo, ogni altura, depressione del terreno, fiume, casa colonica posta in punti strategici…

Albert Kesserlring parigrado di Rommel, aveva un’idea diversa su come ostacolare e fermare l’avanzata alleata. Questa non era quella di limitare le difese alla sola Linea Gotica, ma estendere le fortificazioni lungo tutta la penisola italiana sfruttando sempre le conformazioni geografiche favorevoli. La sua diversa visione di strategia portò l’esercito tedesco a valutare e costruire la Linea Viktor, che si estendeva da Termoli sull’Adriatico, fino alla foce del fiume Volturno sul Tirreno. Successivamente si costruirono un’altra serie di fortificazioni lungo la penisola, tra le quali la Linea Gustav, che partiva dalla foce del fiume Garigliano, passava per Montecassino e il massiccio della Majella concludendosi infine ad Ortona. Questa linea tenne bloccati gli alleati per 8 mesi e fu famosa soprattutto per la terribile e devastante battaglia di Montecassino.

In seguito alla caduta di Mussolini il 25 luglio e l’uscita dell’Italia dal conflitto con l’armistizio dell’8 settembre, Hitler prese la decisione di conciliare la proposta di Rommel e Kesserlring, ordinando dal 12 settembre di resistere a Sud dell’Italia e nel frattempo tracciare e costruire la linea di difesa lungo l’arco appenninico. Entrambe le strategie costrinsero gli alleati ad una faticosissima, lenta, sanguinosa e snervante risalita della penisola, che nè causò perdite ingenti in numero di soldati uccisi e mezzi militari soprattutto terrestri distrutti.

L’esercito tedesco avvalendosi di circa 18000 genieri tedeschi, 2000 soldati cecoslovacchi, 250 tecnici norvegesi e di quasi 30000 lavoratori dei paesi sottomessi facenti parte dell’Organizzazione Todt, per perseguire questo intento realizzarono la Linea Gotica. La Gotica si estendeva per 320 km, partendo da Pesaro seguendo il fiume Foglia, poi attraversando longitudinalmente tutta l’Italia, passando attraverso le colline e le montagne, passando per i passi di San Godenzo, del Giogo e della Futa, terminava a Marina di Massa (attuale Massa – Carrara) sulla foce del fiume Magra. Questo prodigioso e articolato sistema difensivo che sfruttava le difese naturali del luogo in cui si trovava e al quale veniva aggiunta la potenza e l’efficacia tecnologica degli armamenti e dei sistemi difensivi appositamente progettati, fu in grado di bloccare e tenere inchiodati gli alleati numericamente superiori, dal luglio del 1944 all’aprile del 1945. La Gotica era caratterizzata da fortificazioni, bunker, torrette, centri di fuoco che sfruttavano eccellentemente le asperità naturali, paesaggistiche e strutturali del territorio italiano. Infatti durante i lunghi e frequenti scontri in cui l’avanza Alleata fu rallentata significativamente, questi avvenivano spesso in concomitanza con ostici attraversamenti di fiumi, strette valli, zone collinari e montuose, ma anche borghi medievali, casolari di campagna e mulini che l’esercito tedesco fu in grado di sfruttare riadattandoli per la guerra moderna. Molto spesso questi luoghi sorgevano in posizione strategica.

Spesso i borghi italiani costruiti in alto sulle alture, consentivano ai tedeschi arroccati e armati fino ai denti di monitorare la situazione a valle e all’orizzonte, intercettando in anticipo le intenzioni del nemico. Inoltre la posizione dei borghi situati in zone collinari, potetti dai boschi e pareti rocciose rendeva quasi inespugnabili questi avamposti bunkerizzati dai tedeschi, che nascondevano o mimetizzavano micidiali postazioni di tiro, capaci singolarmente di tenere impegnato un intero reggimento alleato. Ogni caratteristica naturale favorevole fu quindi sfruttata ottimamente dall’esercito tedesco, anche le gallerie stradali e ferroviarie in cui ricavarono: postazioni di comando, depositi per viveri, per munizioni, armi e vestiario. Altra caratteristica che rendeva insuperabile la linea Gotica, era la sua progettazione scaglionata a più profondità dei vari elementi difensivi che la componevano. Ad ogni ostacolo tedesco che veniva superato o reso inoffensivo dagli alleati, arretrato a circa 100 metri se né presentava uno ulteriore, che fermava nuovamente l’avanzata alleata. Un’ulteriore linea difensiva denominata Linea Verde 2, a 20 – 30 km dalla prima, partiva da Riccione, passando per, Misano Adriatico, Coriano, Montefiore Conca, Gemmano, Sarsina, Galeata, Marradi, Fiorenzuola, Castiglione dei Pepoli, Porretta Terme, Corno alle Scale e finiva attraversando le Alpi Apuane a Massa Carrara. Davanti alle proprie postazioni difensive, i tedesche avevano realizzato la Linea Rossa,  una fascia di sicurezza profonda 10 km circa, presidiata da micidiali avamposti e ricca di ostacoli di ogni sorta. Questa linea serviva a dare il tempo ai difensori della linea principale (Linea Verde 1 o Linea Gotica) di meglio organizzarsi in caso di attacco del nemico. Secondo un rapporto tedesco del 28 agosto, le fortificazioni dell’Intera Linea Gotica, contavano 2.375 nidi di mitragliatrici, 479 postazioni per cannoni, 3604 trincee e fortini, 16606 postazioni per tiratori scelti, 72517 mine anticarro disseminate ovunque, 23172 mine antiuomo, reticolati stesi per 117370 km, fossati anticarro per quasi 9000 km, 5 torrette di carro armato Panther dotate anche di mitragliatrice.

<< I moderni conflitti bellici hanno la raccapricciante tendenza alla disumanizzazione; Capa adottava invece la strategia inversa, conferendo nuova personalizzazione alla guerra, attraverso i ritratti ravvicinati dei gesti individuali >>. 

                                                                                                                                                                                                                              Richard Whelan

Lungo tutta la linea gotica i tedeschi nell’intento di frenare in ogni modo l’avanzata alleata, avevano fatto tutto ciò che era in loro potere: distruggendo o interrompendo i ponti e le arterie stradali principali, minando vaste aree, abbattendo boschi interi per ottenere piena visibilità e costringere il nemico ad avanzare allo scoperto. Non avendo tantissimo tempo a propria disposizione per costruire strutture complesse, i bunker realizzati non furono tantissimi, ma prevalsero strutture in legno, terra e pietra mimetizzate unite da camminamenti trincerati. Ogni grotta o cavità naturale abbastanza grande, nascosta o in posizione ottimale per contrapporsi e proteggersi al nemico fu riadattata per ricavarne posti di comando depositi o postazioni per mitragliatrici. L’esercito tedesco trovandosi in una fase di inferiorità numerica, con tutto il mondo contro che cercava di costringerli alla resa incondizionata, poterono contare sulla forza data dalla conformazione territoriale italiana favorevole ai fini difensivi e la massima efficienza dei propri soldati ottimamente addestrati. In media un solo soldato tedesco per coraggio, addestramento e tenacia, riusciva ad uccidere tre dei soldati nemici. Nella fase della guerra svoltasi lungo la Linea Gotica, l’esercito tedesco che stava esaurendo le forze militari, fu costretto ad arruola giovanissime reclute e a richiamare anziani riservisti. Questo deve farci riflettere sulla crudeltà della guerra che in quegli anni terribili, coinvolgeva anche le fasce più deboli e cancellava per sempre il futuro a di quei ragazzi, che avevano avuto la sfortuna di nasce in periodo storico senza pietà per nessuno.

<< Robert Capa era in grado di mostrare l’orrore patito da un intero popolo attraverso il volto bambino >>.

                                                                                                                                                                     John Steinbeck

Gli alleati avevano numeri nettamente più elevati in termini numerici di truppe, forti della maggiore potenza industriale americana, avevano a disposizione un’infinita fornitura di navi, aerei, carri armati, armamenti, mezzi di ogni tipo, rifornimenti, viveri e rimpiazzi. Le statistiche ci fanno comprendere meglio la differenza tra i due eserciti contrapposti, attraverso un rapporto che vede gli alleati in vantaggio sotto tutti i punti di vista: 20 a 1 in termini di mezzi, 8 a 1 in cannoni, 12 a 1 in carri armati, 3 a 1 in soldati, gli aerei non sono paragonabili in quanto i tedeschi avevano quasi del tutto esaurito il reparto aereo. L’esercito tedesco lungo la Linea Gotica aveva a disposizione 300 mila militari, tra i quali c’erano i tedeschi, austriaci, italiani, francesi di Vichy, cecoslovacchi, lituani, turkmeni, azeri, circassi, russi. Anche circa 400 militari italiani della Repubblica di Salò, ritenuti traditori e quindi inaffidabili furono assegnati compiti presidiari, antipartigiani o di secondaria importanza.

Gli alleati potevano contare invece su più di 1600 uomini, provenienti da tutto il mondo (Gran Bretagna, Canada, Irlanda, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Polonia, Palestina, Siria, Libano, Senegal Sud Africa, India, Italia, Grecia, Francia, Belgio, Seychelles, Mauritius…) A sostegno dell’esercito mondiale alleato fu il movimento partigiano, che contava più di 20000 uomini armati, molto attivi nei sabotaggi e imboscate delle retrovie tedesche, colpi di mano o attacchi ai presidi isolati nemici.

Gli alleati forti di una schiacciate superiorità logistica, numerica e di disponibilità di mezzi, colpivano duramente incessantemente il nemico nelle ore diurne attraverso incursioni aeree. I tedeschi avevano perso il controllo dei cieli e la forza per opporsi a questi raid aerei era insufficiente, pertanto questi bombardamenti alleati dall’alto, generavano smarrimenti e caos negli avamposti tedeschi che messi in fuga venivano raggiunti spesso dagli agguati della fanteria alleata o partigiana. L’unico modo per cercare di salvarsi dagli attacchi aerei alleati, era quello di mimetizzarsi il più possibile, tra la boscaglia, i casolari o nelle buche dei terreni. Per contrastare gli attacchi aerei, piccole unità equipaggiate di armamenti antiaerei, ben mimetizzate, che sfruttavano il fuoco incrociato, rappresentavano la vera difesa tedesca capace di abbattere o frenare la devastazione dei bombardamenti aerei nemici. Nonostante i tentativi di difesa messi in campo dall’esercito tedesco però, gli alleati riuscirono a procedere nella loro avanzata attraverso la strategia che prevedeva prima gli attacchi e i bombardamenti aerei, per poi passare alle operazioni terrestri delle artiglierie e dei carri armati quando la conformazione del terreno lo permetteva.

Valutando il tutto con gli occhi di oggi, si comprende chiaramente, come la guerra dei tedeschi si avvicinasse inesorabilmente verso una sconfitta totale, che però l’indottrinamento nazista e l’ostinazione del suo esercito non volevano accettare o cercando di combattere fino all’ultimo soldato, nella speranza di ottenere una resa a condizioni e non quindi incondizionata.

Come in tutte le grandi guerre della storia in cui si programmano strategie, si prevedono le mosse del nemico, si mettono in campo le tecnologie distruttive più avanzate per danneggiare il nemico, anche nella battaglia della Linea Gotica uno dei nemici che rallentò in maniera fondamentale le operazioni militari, ci fu sicuramente il fattore climatico. Infatti il rigido e piovoso inverso italiano dell’epoca, contribuì ad aumentare esponenzialmente il numero delle vittime.

Come si è detto, anche la conformazione geografica italiana, caratterizzata dagli scoscesi appennini, i fiumi che in molti casi esondarono, furono tutti elementi naturali che ostacolarono a favore dei tedeschi l’avanza meccanizzata, dei camion, jeep o carri armati alleati.

CONSIDERAZIONI e LE TRACCE DI UN TRAGICO PASSATO

Oggi sono innumerevoli i cimiteri disseminati lungo le zone attraversate un tempo dalla Linea Gotica, che divengono luoghi dell’anima dimenticati ma che sono testimonianze indelebili di quel massacro di massa. Testimoni di questi tragici eventi sono il cimitero di: Coriano, Gradara, Riccione, Rimini Montecchio, Cesena Meldola, Forlì, Ravenna, Faenza e Villanova di Bagnacavallo. Questi sono solo quelli che interessano l’Emilia Romagna, ma ce ne sono tantissimi altri anche in altre regioni attraversate dalla linea Gotica, se si considera poi l’intero conflitto questi luoghi sono un numero elevatissimo. L’intero arco appenninico che da Massa Carrara arriva a Pesaro è disseminato di elementi che ricordano eventi tragici attraverso: monumenti, musei, lapidi, ossari, bunker, epigrafi, trincee tutt’ora presenti, crateri di bombe, edifici divelti e diroccati tutt’ora in stato di abbandono in seguito alla furia dei bombardamenti… Tutti questi monumenti o segni del passaggio devastante del fonte sulla Linea Gotica, che riguardano il biennio 1944-45, sono oggi riscoperti attraverso i sentieri del trekking o per mountainbike, che propongono tragitti tematici con tappe specifiche. Tenere viva la memoria attraverso questi percorsi,  i segni e i monumenti commemorativi è fondamentale, per non dimenticare mai il dolore che queste guerre terribili hanno portato all’umanità intera e di cui purtroppo l’essere umano tende a dimenticarsi e a riproporre guerre.

Gli eventi che interessarono la Linea Gotica furono tra i più tragici e devastanti dell’intero conflitto, al pari dello sbarco in Normandia e le conseguenze sociali, le distruzioni di interi paesi, le sofferenze dei civili e il prezzo pagato in vite umane non va mai dimenticato e deve farci sempre riflettere sul pericolo latente che l’uomo ha dentro di sé di un ritorno alla guerra per un insano e terribile amore per la guerra che l’uomo nel corso della storia ha provato con conseguente devastazione.

Consigliata è la visita al MUSEO “LINEA DEI GOTI” 1943-1944 di Montegridolfo.

Le foro e le citazioni utilizzate in questo articolo, fanno parte della mostra fotografica che Dal 26 novembre 2023 al 1 aprile 2024 è allestita negli spazi espositivi di Villa Mussolini a Riccione. Si tratta di una mostra retrospettiva dedicata a Robert Capa.

ROBERT CAPA:

<< Quel che mio fratello Robert ci ha lasciato, è la storia del suo viaggio irripetibile e una testimonianza visiva che proclama la fede nella capacità degli uomini di sopportare tante avversità e a volte di farcela >>.

                                                                                                                                                                                                                               Cornell Capa

Nato a Budapest il 22 ottobre 1913 da una famiglia ebrea, all’anagrafe risulta con il nome di Endre Erno Friedmann. E’ considerato il più grande fotoreporter del XX secolo, fondatore nel 1947 del Magnum Photos insieme ai celebri fotografi: Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David Seymour e William Vandivert. La sua mostra dal nome “Retrospettiva” espone 100 fotografie in bianco e nero, che Capa ha scattato dal 1936 al 1954. All’ultimo anno di lavoro fotografico, corrisponde anche la sua morte, avvenuta il 25 maggio in Thai-Binh (Vietnam), calpestando accidentalmente una mina antiuomo.

Le sue fotografie fanno parte di un lungo percorso in cui il fotografo in prima persona si è spostato, nelle zone in cui la guerra ha provocato devastazione e dolore a interi paesi e popolazioni. La sua intera opera fotografica mette in luce la sofferenza, la miseria, la fragilità umana, la crudeltà e quella che rappresenta il più brutto male che l’uomo abbia potuto e può generare ancora: la guerra.

Tra i scuoi scatti divenuti iconici, ci sono quelli che ritraggono un miliziano ucciso durante la guerra civile spagnola, oppure quelli del 6 giugno 1944, riguardanti lo sbarco in Normandia da parte dell’esercito americano. Queste ultime in particolare denotano il pericolo che Capa ha corso esponendosi al fuoco nemici, per poter documentare attraverso le foto, delicate operazioni di sbarco in cui si vedono truppe in movimento nel procinto di assaltare le spiagge occupate dall’esercito tedesco nemico. La mostra fotografica ritrae le scene più inedite e cruente di cinque grandi conflitti mondiali di cui Capa è stato testimone.

Ampio spazio è dedicato alle foto scattate in Italia nel periodo 1943-1944, in modo particolare quelle riguardanti lo sbarco in Sicilia, la risalita fino a Napoli e poi Cassino da parte degli alleati liberatori.

Nella mostra sono presenti anche foto del suo viaggio in Cina nel 1938, nella Germania devastata alla fine del conflitto, nelle terre desolate e povere dell’Unione Sovietica e infine Israele.

Interessante è anche la sezione conclusiva della mostra nell’ultima sala, al secondo piano di Villa Mussolini in cui sono esposte le foto che ritraggono gli amici del fotoreporter. Nonostante gran parte della sua opera documenti e fotografi scenari apocalittici e dolorosi per l’umanità, nella vita personale Robert Capa veniva descritto come una personalità coinvolgente, gioviale e capace con empatica di diventare amico di tante persone incontrate durante i lunghi viaggi per il mondo. Tra i suoi amici più famosi nelle sue foto ritrae: Hemingway, John Huston, Picasso, Gary Cooper…

La mostra è suddivisa in 13 sezioni disposte su tre livelli all’interno di Villa Mussolini a Riccione. All’inizio del percorso fotografico, il visitatore verrà accolto da una sezione che omaggia Gerda Taro, con la quale Capa ebbe un’importante relazione sentimentale.

Qui di seguito riporto la sezione fotografica degli scatti migliori che Robert Capa fece il Sicilia durante lo sbarco e i combattimenti degli alleati:

ITALIA 1943-1944

Nell’estate del 1943 Capa fotografa la liberazione alleata della Sicilia. In un primo momento condivide la jeep con John Hersey, il cui romanzo “Una campana per Adamo”, vincitore del Premio Pulitzer, si basa proprio sulle esperienze siciliane. Alle porte della città collinare di Troina, che i tedeschi avevano circondato con elaborati sistemi difensivi, Capa incontra Herbert Matthews, uno suo vecchio amico dei tempi della Spagna. Insieme documentano l’assedio durato due settimane. Insieme entrano in città con la prima pattuglia e Capa fotografa un uomo che porta in braccio un bambino gravemente ferito e traumatizzato.

Dalla Sicilia Capa prosegue per documentare in combattimenti nella penisola italiana, mentre le truppe alleate avanzano verso Sorrento e Napoli. Nel capoluogo campano fotografa venti ragazzi di un liceo, che prima dell’arrivo degli alleati, avevano rubato armi e munizioni per combattere i tedeschi. Riguardo alle immagini delle madri in lutto, ha scritto: << Queste sono state le mie fotografie più autentiche della liberazione >>.