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La storia dei cappelletti romagnoli

Tradizione, cultura popolare

e

antiche ricette

Tra le ricette icona dei territori romagnoli, c’è sicuramente il Cappelletto o Caplèt come si dice nel nostro dialetto.

La ricetta dei cappelletti racchiude in se, tradizioni secolari, cultura popolare e la conoscenza di prodotti locali antichi. E’ la farcitura con i suoi differenti ingredienti, a seconda della zona di Romagna che ci fa scoprire sapori unici e apprezzare le eccellenze dei prodotti presenti nel nostro territorio.

La storia del cappelletto ha origini contadine antiche e nella forma del cappelletto si può vedere una certa corrispondenza con il mondo rurale, data dalla somiglianza del cappelletto, al cappello utilizzato dai contadini per proteggersi il capo dai raggi solari troppo intensi.

Documenti attestano in maniera più precisa, la nascita di questa pasta ripiena ai primi anni del ‘500, all’interno delle corti signorili.

Questa ricetta nata nelle corti signorili, si diffonde poi in Romagna e in tutta la regione ed oggi è conosciuta in tutta Italia. In modo particolare sono molto diffusi da Imola sino a Cattolica.

Agli inizi del ‘900 il Conte Giovanni Manzoni trascrive almeno sette ricette diverse di Cappelletto, tra quelle più apprezzate dell’epoca. Nel 1891 lo scrittore e gastronomo romagnolo Pellegrino Artusi, pubblicherà il manuale di cucina (La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene) in cui tra le tante ricette, suggerirà anche i ripieni o compensi a base di ricotta, petto di cappone o lombata di maiale per ulteriori varianti di farcitura dei cappelletti.

«L’avidità di tale minestra è così generale che da tutti, e massime dai preti, si fanno delle scommesse di chi ne mangia una maggior quantità, e si arriva da alcuni fino al numero di 400 o 500»

Il Cappelletto nell’immaginario collettivo è ancora oggi associato alla figura della Azdora, che era colei che un tempo si occupava della famiglia e della cura della casa e preparava tutto in casa, avendo accesso ai segreti della cucina. La preparazione avveniva generalmente alla sera, tutta la famiglia era coinvolta alla chiusura ” uno ad uno” dei cappelletti.

L’antica ricetta, fatta come una volta prevede la preparazione della classica pasta con la farina, uova e un pochino d’acqua. Poi si procede a tirare la sfoglia con una rotellina dentata apposita, ricavando quadrati larghi circa 5 cm per lato. Su ogni quadrato di sfoglia, si pone un cucchiaio battuto e poi con una mano svelta e abile si richiude il  quadretto con il ripieno e lo si ripiega a mezzaluna su se stesso, facendone combaciare le punte. Queste si schiacciano con un dosato movimento a cerchio dando forma al cappelletto.